Carta sporca

blog di poesia impura (a cura di d.n.)
venerdì, 20 novembre 2009

"La poesia ai tempi di B." su "Il fatto quotidiano"

Su "Il fatto quotidiano" di oggi, 20 novembre, a pag. 18, il mio articolo "La poesia ai tempi di B.".
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mercoledì, 18 novembre 2009

"Riscritti corsari" di Gianni D'Elia (Effigie, 2009)

Gianni D'Elia, Riscritti corsari (Effigie, 2009, 174 pp.)
a cura di Davide Nota
introduzione di Furio Colombo

"A noi hanno raccomandato un silenzio spontaneo, come se illegalità e istituzioni fossero la stessa cosa. Sta scritto in queste pagine che non abbiamo ubbidito; sta scritto in queste pagine che, benché invecchiati, benché molto meno giovani, non ubbidiremo." (Furio Colombo)

"Questo libro sia dunque la ferma testimonianza di una “resistenza culturale”, da parte della poesia italiana, contro l’omologazione della politica parlamentare. E siano anche, questi scritti, davvero un invito all'unità, di lotta e di speranze, perché Sinistra torni ad essere, innanzitutto, una Comune sentimentale, e non più soltanto un domicilio tecnocratico. Solo una nuova stagione di “Antropologia corsara”, e cioè di poesia e di analisi, marxismo eretico e nuovo umanesimo, cristianesimo socialista e passione illuministica per la verità, sarà in grado di risvegliare e rifondare questo nostro utopico Paese." (Davide Nota)

"E allora, eccoli qui, questi «Riscritti corsari», che sono anche un piccolo diario critico della poesia recente. La confusione democratica è sovrana, senza Unità della Sinistra e senza Unione del Centrosinistra. C’è chi corre solo, ma gli altri arriveranno. Non possiamo che essere dissidenti, come gli artisti nelle mansarde, a ribadire quattro no leopardiani: no al dominio del denaro; no al dominio dell’opinione (oggi immagine, società dello spettacolo); no al cinismo politico; no al trasformismo culturale. No al silenzio storico sulla nostra rovina collettiva." (Gianni D'Elia)


riscritti

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mercoledì, 04 novembre 2009

Calpestare l'oblio. Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale

Calpestare l'oblio
Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana.

Testi di:
Danni Antonello, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Alberto Bellocchio, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Enrico Cerquiglini, Maurizio Cucchi, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Alba Donati, Matteo Fantuzzi, Loris Ferri, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Davide Nota, Enrico Piergallini, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Pietro Spataro, Matteo Zattoni

Puoi vedere e scaricare Calpestare l'oblio: qui

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martedì, 15 settembre 2009

Caro Piero Sansonetti, perché non dovevi andare a “Porta a porta”

Caro Direttore Piero Sansonetti,

credo che questa volta la sua presenza nel salottino di “Porta a porta”, durante la puntata imperiale dedicata alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, sia davvero un errore imbarazzante, grave e grossolano.
Volente o nolente lei presterà il suo corpo, il suo ruolo di rappresentante della sinistra, ai buffetti del capo anomalo di un governo di estrema destra nel bel mentre di un assedio pericoloso e greve, da parte del potere politico post-piduista in atto, nei confronti degli ultimi residui di giornalismo non allineato al pensiero unico governativo.
La giustificazione da lei apportata (su “L’altro” di oggi 15 settembre) per cui “la televisione non è il demonio” è una scappatoia retorica priva di contenuti, dato che si sta parlando di altro e dato che l’emergenza democratica che stiamo vivendo nelle ultime settimane, e che è alla base della manifestazione indetta per il 19 settembre a Roma, ha proprio oggi, e precisamente in questa puntata di “Porta a porta” e in tutto ciò che essa rappresenta (l’instaurazione di un giornalismo ufficiale di Stato, la censura totalitaria di ogni giornalismo non allineato), la sua più esplicita e violenta manifestazione.
Non stiamo parlando, dunque, soltanto di linguistica o di metodologia delle comunicazioni.
Con questo potere, che fu eversivo e che ora si è fatto napoleonico, lei non potrà confrontarsi e lo sa bene, ma solamente prestarsi ad una simulazione indegna di pluralismo, che potrà forse convenirle per pubblicizzare la sua (ed anche nostra) nuova testata, ma che sinceramente sbigottisce e disorienta tutto quel popolo della sinistra plurale e diffusa che vorrebbe tentare di riconoscersi nella federazione di partiti e movimenti che cerca di unire Nichi Vendola ed anche nel suo quotidiano.
Invece, proprio come nei migliori piani di Bruno Vespa, Berlusconi e il suo entourage, la palesazione del fascismo in atto sarà oggi coperta dalla sua presenza.
Non si tratta solamente, e lei sa bene anche questo, di uno scontro tra Floris e Vespa, tra Partito democratico e PDL (e foss’anche non sarebbe di certo sottovalutabile trattandosi nel caso della censura totalitaria della voce del principale partito dell’opposizione parlamentare). Si tratta però di ben altro, e cioè della repressione sistematica ed organizzata di ogni voce di critica pur flebile del presente ed oppositiva all’egemonia del governo Bossi-Berlusconi, non importa se legata alla sinistra, al centro, alla Chiesa, o persino alle stesse correnti interne alla maggioranza, come dimostra l’ultimo livido episodio dell’intimidazione di Feltri-Berlusconi nei confronti del Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Dopo il siluraggio di Boffo, la censura del film Videocracy, il boicottaggio di “Anno zero”, lo smantellamento sostanziale di “Report”, le intimidazioni contro “La Repubblica”, “Tg3”, “Che tempo che fa” e “L’Unità”, le intimidazioni al Presidente della Camera, la sospensione di “Ballarò” ed anche di “Matrix” per dare spazio ad una trasmissione di propaganda imperiale “tagliata su misura” (parole di Bruno Vespa), lei ha deciso ugualmente di partecipare ad una conversazione truccata nel salottino buono del Palazzo dove il cronista ufficiale del governo Bossi-Berlusconi celebrerà il suo datore di lavoro, proprio nei giorni in cui quest’ultimo sta operando lo smantellamento definitivo della Rai ed instaurando un regime comunicativo repressivo e censorio, in contemporanea a quello xenofobo e repressivo nei confronti di tutti i diritti, individuali e dei lavoratori, già in atto da oltre un anno nel nostro Paese.
In questa contingente situazione, caro Direttore, ai salottini dello spettacolo si partecipa solo per bruciarne la scenografia (culturale e politica), al costo dell’esilio; oppure si salta il turno, unitariamente a tutte le altre opposizioni, per smascherarne la finzione.
Rifiutare lo specchio narcissico dell’idealismo duropurista, sporcarsi gramscianamente le mani nel magma della realtà comunicativa e linguistica, non può voler dire essere accondiscendenti fino alle degenerazioni della pura e semplice connivenza.
In questo clima di assedio totalitario, caro Direttore Piero Sansonetti, la celebrazione ufficiale del Leader andava contestata radicalmente e unitariamente.
Per il suo (nostro) particulare interesse di frazione politica e di giornale, ha indebolito il fronte generale dell’opposizione e offerto una vestaglia al re seminudo.
Caro Direttore Piero Sansonetti, credo davvero che lei abbia commesso un gravissimo errore.

 
Davide Nota
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sabato, 12 settembre 2009

È uscita "La Gru" n. 6 - Annuario

CopertinaLagru6LA GRU N. 6 - ANNUARIO 2008/2009

In questo numero:

La nuova residenza
La sinistra da rifare

Letture e cantieri
Resistenze orientali
Interventi
Paesaggi e visioni

314 pagine, 12 euro
Ordinane una copia qui
Oppure scarica gratuitamente il pdf qui

Con: Fabiano ALBORGHETTI - Augusto AMABILI - Danni ANTONELLO - Matteo BOSCAROL - Furio COLOMBO - Simona CHIAPPARO - Daniele DE ANGELIS - Gianni D'ELIA - Marco DI SALVATORE - Riccardo FABIANI - Loris FERRI - Fabio FRANZIN - Maurizio INCHINGOLI - Giampiero MARANO - Francesco MAROTTA - Francesco MARTINI - Emiliano MICHELINI - Fabio MONTI - Davide NOTA - Umberto PASCALI - Giovanni PELLEGRINO -  Gianluca PULSONI - Marwan RASHED - Luigi-Alberto SANCHI - Stefano SANCHINI - Gisella SPERANZA - Nichi VENDOLA

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martedì, 18 agosto 2009

"Lo scandalo della poesia che si permette di fare politica" su L'Unità

Su "L'Unità" di oggi, 18 agosto, a pag. 40 e 41, il mio articolo "Lo scandalo della poesia che si permette di fare politica".

Puoi consultarlo on line: qui.
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domenica, 07 giugno 2009

Il mio appello al voto

Una mia lettera di appello al voto, pubblicata sul sito di "Sinistra e Libertà".
Leggila: qui.
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giovedì, 28 maggio 2009

UTTO (conversazioni con augusto amabili)

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martedì, 26 maggio 2009

Quadretto piceno (2008)

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lunedì, 25 maggio 2009

Il fiore del fascismo universale (2008)

Scrissi questo ciclo poetico nell'aprile del 2008, a seguito della debacle elettorale della sinistra italiana. La scomparsa delle rappresentanze della sinistra di alternativa al modello capitalista, nel Parlamento italiano, non ci parlava solamente di una sconfitta elettorale, di partito, ma di una lunga e vasta opera di rimozione culturale, di un articolato processo di destrutturazione della nostra identità e memoria collettiva, di comunità e di repubblica, di stato di diritto.
Fu, il 2008, l'anno del mio ingresso, da neo-laureato in Lettere moderne, nel mondo del precariato e dello sfacciato sfruttamento del lavoro nero e dell'arroganza neocapitalistica italiana: di agenzia interinale in call-center, di ufficio di collocamento in sala cinematografica multiplex, fino alla catena di montaggio di una industria alimentare, dove conobbi la violenza ritmica della turnazione e dell'automatismo.
Attorno a me, il panorama sconcertante della nuova Italia, della provincetta mediocre e malsana della nera Ascoli Piceno: un ragazzo che si uccide, anche lui operaio, gettandosi sotto ad un treno. Anche lui poeta, scriveva liriche e canzoni, cantava.

Quella notte percepimmo lo sgomento del suolo, lo smottamento epocale che stava divorando la nostra dimora.
Altrove, in altro territorio, alzavano il vessillo della nostra miseria, i nostri piagati, pervertiti, eserciti di occupazione.
I fantasmi della fanciulla Italia, gli antenati dei nostri valori di popolo e di figli, se ne andavano per sempre. Tornavano nei boschi.



IL FIORE DEL FASCISMO UNIVERSALE


I.

 

Mi aggiro tra i banditi democratici,

gli abolitori dello stato di diritto.

Se spezzo la catena è solo un sogno

ridicolo, che lascia posto all’ombra.

 

La nostra storia morta è ancora questa

del grumo di catarro, terra e sangue

rappreso dove vomita la bestia

balcanica o dove il volto esangue

 

del ragazzino morto sotto al treno

sorride sventolando un lembo pesto

di carne…

 

Come somiglia questa vita a quella

già morta da decenni per violata

sovranità del nostro bene in guerra,

o al cranio tumefatto del fanciullo

che la consunta morsa della madre

nutrire può solo di mosche e terra.

 

Così il mercato dell’impero nero

tra i profughi, i suicidi e gli ammazzati

battezza con il sangue dei soldati

l’avvento del fascismo universale.

 

 


II.

 

Io sono un continente.

Chiudessi gli occhi riuscirei a intendere

persino gli argini, il bordo, gli orli.

 

E mi accompagno a questo limine

di roccia e sale, a questa

successione di frane.

 

Adesso dormo nell’insonne lava

di questa valle oscura

di vagine e calanchi.

 

 


III.

 

Le grandi imprese le lasciò ai cadaveri

e cadavere si fece liberando

la grande della sua esistenza impresa.

Dicono che il corpo rotolando

si ruppe in tanti piccoli massacri

fin quando il macchinista non intese.

Restò qualche brandello da scostare

in mezzo al prato giallo, sui binari.

Scendevano di fila gli scolari

nella campagna aperta, ad occhi chiusi.




IV.

 

Se ne vanno, la notte, silenziosi,

in lenta carovana, gli occhi al suolo,

i morti che di noi ancora sono

morti e se ne vanno silenziosi.

 

Il vento tra le foglie del castagno,

il passo tra le felci, il legno franto,

il canto delle rane nello stagno,

il pianto scivoloso del canale…

 

Scompaiono, di notte. Torneranno

come le pietre che la terra inuma?

Sapere i loro segni che consuma

la pioggia non ci basta a ricordare

che vivi ci sognarono e son morti.




V.

 

Se c’era nel bosco una croce,

tra i rami una specie di cavo,

sopra le braci spente camminavo

sciogliendo quella plastica dai piedi.

Qui lavorava il nonno e non sapevo

neppure un volto dare o quale voce…

 

Ragazzo ritornavo nei sentieri

in cui come fantasmi senza nome

restavano antenati nei misteri

del legno secolare, nell’afrore

di carne cruda al rogo, dell’alloro

bruciato nell’estate sconosciuta…

 

Se vidi l’assassinio non sapevo

neppure piangere, mangiai

quel grumo sanguinante come bacca

donatami da mano familiare.

 

[2008]
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Chi sono

Utente: davidenota
Nome: Davide Nota
Nato nel 1981 a Cassano d'Adda (MI) da padre lucano e madre marchigiana, risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno. Si è laureato in Lettere moderne con una tesi sulla "Nuova poesia italiana". Redattore de "La Gru", ha pubblicato i libri di poesia "Battesimo" (LietoColle, 2005) e "Il non potere" (Zona, 2007). Dal 2008 abita a Roma, dove si occupa di giornalismo politico e culturale.


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